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mercoledì 2 novembre 2022

Il New Yorker accusa Farhadi di plagio

In un lunghissimo articolo pubblicato lo scorso 31 ottobre, intitolato "Il regista premio Oscar Asghar Farhadi ha rubato le idee?" - e rilanciato anche da agenzie iraniane - il New Yorker ha raccolto, lungo quasi tutta la carriera del cineasta, una serie di presunti plagi.


Azadeh Masihzadeh, la principale accusatrice 



Partendo dalla causa (in attesa di verdetto) intentata dalla documentarista Azadeh Masihzadeh, secondo cui "Un eroe" sarebbe copiato dal suo "All Winners, All Losers", il periodico americano ha passato al setaccio la filmografia di Farhadi, sommergendolo di accuse e lasciando ben poco spazio alla difesa del regista.


Così, l'esordio "Dancing in the Dust" trarrebbe origine da una storia raccontata a Farhadi dal drammaturgo Abbas Jahangiran. Questi, mentre aspetta i finanziamenti per trasformarla in un film, da giurato di un festival scopre che ci ha già pensato il suo collega, senza avvisarlo né tantomeno citarlo. Poi arrivano le scuse e i credits, ma non i soldi.


Dopo aver realizzato "Fireworks Wednesday", opera numero tre, Farhadi svilupperebbe insieme al co-sceneggiatore Mani Haghighi anche il copione del successivo "About Elly", ma senza accreditarlo. A mo' di risarcimento, Haghighi finisce nel cast del film. Pure la protagonista Golshifteh Faharani, all'ultimo film in Iran, ha di che lamentarsi di Farhadi, reo di non difenderla adeguatamente dalle accuse che la portano a lasciare il paese.

Ma persino la musa di tante pellicole del regista, Taraneh Alidoosti, si fa beffe di lui, dipingendolo come un egocentrico convinto che tutte le idee che confluiscono nei film siano proprie.


Anche "Una separazione", come "Un eroe", sarebbe in debito con un lavoro concepito durante un workshop di Farhadi da un suo allievo, Mostafa Pourmohammadi, mentre "Il passato" ricalcherebbe la vicenda biografica di Haghighi, volato in Canada per divorziare. Quest'ultimo denuncia anche il furto della sceneggiatura di "Tutti lo sanno", a cui avrebbe lavorato con Farhadi per quaranta giorni, ottenendo nient'altro che un laconico ringraziamento nei titoli di coda.


Quasi tutti i defraudati, a quanto pare, restano sbalorditi, ma in fondo non se la prendono più di tanto, abbindolati dalle capacità affabulatorie di Farhadi, o lusingati per aver contribuito gratis alla gloria del cinema nazionale. Finché l'ex allieva Mahsizadeh non passa alla denuncia. E ora la stampa americana la amplifica, lanciando un me too contro il regista con un tempismo non proprio felice, vista la situazione drammatica in cui versa l'Iran e i rischi che corrono i suoi cineasti.




giovedì 8 aprile 2021

Mattone e specchio (Ebrahim Golestan, 1964)


Il titolo di questo film è tratto da un verso proverbiale di una poesia di Farid al- Din Attaar, un poeta persiano ucciso in un massacro durante l’invasione mongola dell’Iran nel XIII secolo. Il verso al quale il titolo si ispira recita: “Quello che i giovani vedono nello specchio, gli anziani lo vedono nel mattone grezzo”. La citazione è stata inserita non solo per dire che i dettagli della storia sono un riflesso della durezza della società che il film ritrae, o alla quale allude. Intende anche richiamare l’attenzione sui dettagli presenti parallelamente in una dimensione meno visibile, portatrice di un significato estraneo ma tangibile, e quasi complementare, di ciò che sta avvenendo: come due distinti strumenti musicali che, suonando note e tonalità differenti, producono un suono o un’aria compositi, da ascoltare, o da esprimere. Ebrahim Golestan


Gli esordi del cinema iraniano d'autore ruotano intorno alla factory di Ebrahim Golestan (Shiraz, 1922), scrittore modernista e fotografo, giornalista e traduttore, convertito alla settima arte con lo scopo di portare nell'asfittico e primitivo panorama nazionale i più avanzati modelli stranieri. Centro di produzione di documentari per la National Iranian Oil Company, realizzatore sia di opere istituzionali sia di pellicole caratterizzate da grande libertà espressiva, luogo di incontro di importanti intellettuali e di tutte le personalità che iniziano a emergere nel mondo del cinema iraniano, quello che è il primo film studio semi-indipendente del paese passa alla storia soprattutto per "La casa è nera", un cortometraggio di non-fiction su un lebbrosario, realizzato dalla poetessa Forugh Farrokhzad, all'epoca compagna del regista-produttore (e supervisore di tutte le opere dello studio). E per "Mattone e specchio" (Khesht o Ayeneh), il primo grande lungometraggio di fiction realizzato in Iran, chiaramente influenzato dal cinema di Antonioni e dalla Nouvelle vague francese. Ma che dialoga anche, volendo, con "Detour" di Ulmer e anticipa l'iraniano quasi contemporaneo "Night of the Hunchback" (1965) di Farrokh Ghaffari, altro frequentatore della factory.

La produzione di "Mattone e specchio" inizia nella primavera del 1963 con una piccola troupe di cinque persone e senza una sceneggiatura definita. La rottura di una lente anamorfica rallenta i lavori. Il 5 giugno 1963, mentre l'equipaggio attende la spedizione di un nuovo obiettivo dalla Francia, si leva una protesta contro l'arresto dell'ayatollah Khomeini, che ritarda ulteriormente le operazioni. Le fonti sono discordanti sull'effettiva data di uscita del film. L'attendibile Ehsan Khoshbakht riporta il 1964 come anno della prima proiezione mondiale e il 1966 della prima iraniana, e non il comunemente riferito 1965.

Restaurato dalla Cineteca di Bologna con la supervisione dell'ultranovantenne regista, che ha anche reintegrato alcune scene tagliate, "Mattone e specchio" è stato proiettato a Venezia Classici nel 2018 ed è ora disponibile su Raiplay, a questo link.*




Il film crea da subito un'atmosfera seducente, immortalando in uno splendido bianco e nero - a cura di Soleiman Minasian - le insegne luminose che contrastano il buio della notte di Teheran. L'autoradio del taxista Hashem (Zakaria Hashemi) trasmette un racconto - la voce è quella del regista - fortemente letterario e poetico ("Il crepuscolo silente si scioglieva nell'oscurità dei rami secchi..."), simbolicamente su un cacciatore e le sue prede; ma il protagonista cambia stazione preferendo spot pubblicitari. 

L'inquietudine aumenta quando una donna avvolta da un chador nero - interpretata da Forugh Farrokhzad, inquadrata però solo di sfuggita - abbandona una neonata (figlia del fratello del regista) nel taxi e si dilegua nell'oscurità. Hashem prende in braccio l'infante e va alla vana ricerca della madre. Si ritrova dapprima in un cantiere abbandonato, dove una donna che vive tra le macerie assicura che nessuno è passato da lì. Poi in una locanda, in cui qualcuno lo sgrida per essere arrivato in ritardo e colleghi filosofeggianti scherzano sulla sua presunta paternità, mettono in dubbio la sua versione, gli sconsigliano di andare dalla polizia. 


Keshavarz nei panni del medico aggredito

L'uomo si reca lo stesso al commissariato. Mentre attende il suo turno, è la volta di un medico che lamenta di essere stato aggredito e derubato. Con rassegnazione fatalista, gli agenti gli rispondono che non possono fare molto e il dottore se ne va senza sporgere denuncia. Sentiamo poco della deposizione di Hashem, ma la risposta è che una neonata non può passare la notte al commissariato: dovrà tenerla con sé e portarla l'indomani all'orfanotrofio.

Queste due sequenze sono emblematiche dello stile moderno del regista, che si prende tutti i tempi necessari per spezzare il ritmo del racconto e consentire ai non protagonisti di rubare la scena, lasciandoli cimentare in lunghi monologhi ancora fortemente letterari - nella tipica tradizione orale persiana - e in assoli attoriali di bravura. Nella locanda ascoltiamo voli pindarici su storia e letteratura; alla stazione di polizia assistiamo al dimenarsi di un uomo irrequieto, che però forse mente. E Golestan lancia giovani attori che faranno la storia del cinema nazionale, come Parviz Fanizadeh, Jamshid Mashayekhi e Mohammed Ali Keshavarz (il medico). Inoltre, la camera-stylo del regista decide di volta in volta cosa inquadrare e cosa lasciare fuori campo, quale dialogo far sentire chiaramente e quale mantenere in sottofondo, in barba a ogni convenzione.

All'uscita dal commissariato, Hashem è atteso dalla sua compagna Taji (Taji Ahmadi). Lei vorrebbe tanto passare la notte insieme, lui invece lascerebbe lei e la bambina da soli. Discutono sul loro rapporto di coppia; infine prendono un taxi. L'autore si concentra sui luoghi esterni attraversati dai personaggi; questi ultimi sono spesso fuori inquadratura o ai margini della stessa.

Il tassista fa la predica a Hashem, non sapendo che è un collega


Giungono infine a casa di lui, dove passeranno la notte. A tali momenti il film dedica ben trentadue minuti - girati in cinque settimane di riprese - seguendo il passo della vita attimo dopo attimo, momenti morti compresi. Taji si rivela molto affettuosa con la bambina, mentre Hashem è decisamente più distaccato, più preoccupato degli sguardi dei vicini che dei suoi ospiti. Taji vuole tenere la luce accesa; trascina Hashem verso di sé e, fuori campo, fanno l'amore. Mentre diventa mattino, la coppia ragiona sul proprio futuro. Per Taji potrebbero convivere e accudire insieme la bambina che li ha uniti, ma Hashem è contrario. I toni cambiano, Taji ha uno scatto d'ira e alla fine Hashem è molto più conciliante, le concede di restare nell'appartamento per tutto il giorno, mentre egli esce con la bambina, va all'orfanotrofio e attende il suo turno.

All'istituto, Hashem assiste al lamento straziante di una donna stigmatizzata dalla comunità poiché non riesce ad avere figli, e che si imbottisce la pancia di vecchi stracci per simulare la gravidanza. All'uomo viene invece chiesto di recarsi in tribunale per far attestare che la bambina non ha identità, prima di riportarla all'orfanotrofio.

Nel tribunale, sito in un edificio la cui facciata è ricca di statue in rilievo che Golestan immortala con rapidi stacchi di montaggio, Hashem chiede a un uomo in giacca e cravatta di aiutarlo a scrivere una lettera al giudice, poiché egli è semi-analfabeta. Nell'apice dell'assurdo kafkiano del film, l'interlocutore anziché assisterlo gli fa l'ennesima predica, oltre a chiedergli di continuo sigarette e fiammiferi.

Stacco in controtempo. Taji è a casa, Hashem fa ritorno, ancora preoccupato di non essere visto dai vicini. Dov'è la bambina? Non lo sapremo più. Mentre i due escono, Hashem dice di averla lasciata all'orfanotrofio. Cessato il rumore provocato da un gruppo di fabbri che lavorano in strada e da un corteo funebre, Taji ribadisce che sognava di tenere la piccola e accusa Hashem di non essere sufficientemente adulto. Gli chiede di accompagnarla in macchina all'istituto. Nel taxi si rinfacciano i rispettivi tradimenti. 

Giunti all'orfanotrofio, entra solo Taji. Si ritrova al cospetto di bambini felici che giocano insieme; ha l'istinto di andare verso di loro, poi si trattiene e cambia espressione. Raggiunge le culle dei neonati, cui il regista dedica tanti primi piani. Qualcuno sorride e saltella come fosse pronto a evadere dalle sbarre del letto, altri piangono; le infermiere fanno iniezioni e flebo. Lo spaccato, in stile documentaristico, rimanda inevitabilmente a "La casa è nera". La sequenza si conclude con Taji che appoggia sconsolata la schiena alla parete di un corridoio, mentre la macchina da presa si allontana da lei con una carrellata all'indietro. 

Hashem bighellona all'esterno. Quando si ferma davanti alla vetrina di un negozio di televisori, è in onda una trasmissione in cui lo stesso uomo che non gli aveva prestato aiuto in tribunale propugna ipocritamente l'empatia e la collaborazione tra le persone, come unica via per costruire una società prospera: Come disse il sommo poeta: A te, che per l'altrui sciagura non provi dolore, non può essere dato nome di Uomo. Infine Hashem torna al taxi. Sul sedile del passeggero trova la borsetta di Taji e la apre. Dentro c'è il biberon, che egli lascia sul sedile insieme alla borsa. Si avvia poi nel traffico tra le luci tenui del giorno, mentre un'altra donna con qualcosa in braccio è salita sul taxi davanti al suo.



Creando un'atmosfera tesa e claustrofobica, "Mattone e specchio" riflette sull'esistenza umana come le migliori opere artistiche mondiali coeve. Per tutto il film si ha la sensazione di una grande diffidenza reciproca, mentre la modernizzazione di un paese millenario lascia macerie fisiche (il rudere a inizio film) e morali e diseguaglianze socio-culturali. ll protagonista è costretto a un moto frenetico per risolvere il problema imprevisto. Le foto dei muscoli da body builder che ha appeso in casa e gli esercizi ginnici palesano la sua forza, ma le macchie sulla pelle sembrano smascherarne la debolezza, che comunque è emersa con la comparsa della bambina, palesando la sua immaturità e l'incertezza verso il futuro del tormentato rapporto di coppia, che non vuole rendere pubblico (e che potrebbe rimandare alla difficile relazione tra Golestan e Farrokhzad). Hashem è forte in mezzo alla folla, debole nel confronto a due, inascoltato dalle istituzioni. Ma tra i due è Taji la persona realmente determinata, una sognatrice che non vuole abdicare alla disillusione e che vive la relazione amorosa in maniera totalizzante. Li circondano personaggi che sembrano avere la propria verità individuale in tasca, da imporre agli altri ma senza riuscire a comunicare e senza coerenza nei propri comportamenti.

Probabile primo film iraniano con l'audio in presa diretta, "Mattone e specchio" rivela al paese che il cinema può essere anche cultura e non solo intrattenimento, pur raccogliendo inizialmente recensioni contrastate e poche occasioni di proiezioni pubbliche. Di importanza inarrivabile e indiscussa, non mi pare possa però vantare molte opere ad esso direttamente ispirate. Ci vorrà il nipote del regista, Mani Haghihi, per un omaggio esplicito in "A Dragon Arrives!" (2016), i cui protagonisti inseguono le tracce del tecnico del suono del suono di "Mattone e specchio", scomparso. Ebrahim Golestan invece realizzerà un solo altro lungometraggio di fiction, presto chiuderà lo studio, forse per problemi con la censura del regime monarchico, e lascerà il paese per trasferirsi in Inghilterra.


*Sulla stessa piattaforma è presente il cortometraggio del regista "Le colline di Marlik"






































 















 













mercoledì 1 gennaio 2020

SPECIALE: I migliori film iraniani del decennio

Abbiamo chiesto a una serie di esperti italiani e internazionali di scegliere i migliori film iraniani realizzati nel periodo 2010-2019 (calendario persiano: 1388-1398). È stato davvero un piacere e un onore ottenere risposte da Iran, Francia, Gran Bretagna, Usa, Canada, Italia!






L'indicazione di massima era di elencare una top-10 (o top-5), ma i singoli estensori avevano la massima libertà. Pochi hanno stilato una classifica, quasi tutti hanno preferito compilare un elenco, talvolta in ordine cronologico. Anche il blog ha seguito quest'ultimo criterio. Molti hanno incluso film di registi iraniani, realizzati però altrove. In ogni caso, un enorme grazie va a tutti i partecipanti!

Ben 78 titoli (!) sono stati scelti, in un decennio in cui la distribuzione italiana è stata piuttosto avara, avendo portato nei nostri schermi soltanto 11 pellicole. Pertanto, abbiamo un sacco di film da recuperare, oltre a rivedere il vincitore, prevedibile ma votato, incredibilmente, quasi all'unanimità: "Una separazione", di Asghar Farhadi, primo film iraniano nella storia ad aver conquistato il Premio Oscar. Tra i meglio piazzati, ci sono però delle sorprese...




LA CLASSIFICA

Ecco i film che hanno ottenuto almeno due preferenze:



Una separazione Asghar Farhadi 2011 15
24 Frames Abbas Kiarostami 2017 6
Il cliente Asghar Farhadi 2016 6
A Dragon Arrives! Mani Haghighi 2016 5
Copia Conforme Abbas Kiarostami 2010 5
Fish & Cat Shahram Mokri 2013 5
Taxi Teheran Jafar Panahi 2015 4
Tre volti Jafar Panahi 2018 4
Facing Mirrors Negar Azarbayjani 2011 3
Just 6.5 Saeed Roustayi 2019 3
Manuscripts Don't Burn Mohammad Rasoulof 2013 3
Melbourne Nima Javidi 2014 3
Monte Amir Naderi 2016 3
Paternal House Kianoush Ayyari 2012 3
This Is Not a Film Jafar Panahi, Mojtaba Mirtahmasb 2011 3
A Cube of Sugar Reza Mirkarimi 2011 2
Border Ali Abbasi 2018 2
Dressage Pooya Badkoobeh 2018 2
Here Without Me Bahram Tavakoli 2011 2
Il dubbio - Un caso di coscienza Vahid Jalilvand 2017 2
Malaria Parviz Shahbazi 2016 2
Mourning Morteza Farshbaf 2011 2
Orange Days Arash Lahooti 2018 2
Parviz Majid Barzegar 2012 2
Reza Alireza Motamedi 2018 2
Tales Rakhshan Banietemad 2014 2



I registi presenti con più film sono, a pari merito con tre titoli a testa: Jafar Panahi ("This Is Not a Film", "Taxi Teheran", "Tre volti", Abbas Kiarostami ("Copia conforme", "Qualcuno da amare", "24 Frames"), Mani Haghighi.("A Modest Reception" "A Dragon Arrives!", "Pig"), Asghar Farhadi ("Una separazione", "Il passato", "Il cliente"), Reza Mirkarimi ("A Cube of Sugar", "Dokhtar", "Castle of Dreams").


Mani Haghighi



I PREFERITI DEI PARTECIPANTI

Cinema Iraniano blog

Una separazione Asghar Farhadi 2011
Fish & Cat Shahram Mokri 2013
Manuscripts Don't Burn Mohammad Rasoulof 2013
Melbourne Nima Javidi 2014
Taxi Teheran Jafar Panahi 2015
Muhammad The Messenger of God Majid Majidi 2015
Night Shift Niki Karimi 2015
Writing on the City Keywan Karimi 2015
Il cliente Asghar Farhadi 2016
A Dragon Arrives! Mani Haghighi 2016
24 Frames Abbas Kiarostami 2017
Disappearance Ali Asgari 2017
Filmfarsi Ehsan Khoshbakht 2019



Houshang Golmakani (Iran). Giornalista, regista, fondatore della rivista "Film", decano della critica cinematografica iraniana

There are several very good movies have been made at past decade and is very difficult to select five films.
Difficult... difficult... difficult...
Forced... One film from each director:
Una separazione Asghar Farhadi 2011
A Cube of Sugar Reza Mirkarimi 2011
Here Without Me Bahram Tavakoli 2011
A Dragon Arrives! Mani Haghighi 2016
Paternal House Kianoush Ayyari 2012
Fish & Cat Shahram Mokri 2013
The Breath Narges Abyar 2016
Il dubbio - Un caso di coscienza Vahid Jalilvand 2017
Just 6.5 Saeed Roustayi 2019
By No Reason Abdolreza Kahani 2012
And many more...



Hossein Eidizadeh (Iran). Critico cinematografico, scrittore e consulente di festival. 

There Are Things You Don't Know Fardin Saheb-Zamani 2010
Una separazione Asghar Farhadi 2011
Mourning Morteza Farshbaf 2011
Paternal House Kianoush Ayyari 2012
The Last Step Ali Mosaffa 2012
Parviz Majid Barzegar 2012
A Modest Reception Mani Haghighi 2012
The Snow on the Pines Peyman Moaadi 2012
Fish & Cat Shahram Mokri 2013
What's the Time in Your World? Safi Yazdanian 2014
Il cliente Asghar Farhadi 2016
A Dragon Arrives! Mani Haghighi 2016
Lantouri Reza Dormishian 2016
24 Frames Abbas Kiarostami 2017
Israfil Ida Panahandeh 2017
Redhead Karim Lakzadeh 2017
Invasion Shahram Mokri 2017
Reza Alireza Motamedi 2018



Babak Karimi in Fish & Cat


Bamchade Pourvali (Francia).Studioso e critico di cinema, direttore del sito www.irancinepanorama.fr/

Here is my Top 10 of best iranian films of the decade in a chronological way. I included two movies made outside of Iran ("Baba joon" in Israel and  "Red Rose" in Greece). I hope this is not an issue.
Una separazione Asghar Farhadi 2011
Manuscripts Don't Burn Mohammad Rasoulof 2013
I Am Not Angry Reza Dormishian 2014
Red Rose Sepideh Farsi 2014
Taxi Teheran Jafar Panahi 2015
Baba joon Yuval Delshad 2015
Malaria Parviz Shahbazi 2016
Il dubbio - Un caso di coscienza Vahid Jalilvand 2017
Hair Mahmoud Ghaffari 2017
Dokhtar Reza Mirkarimi 2017



Elio Ugenti (Italia). Dottore di ricerca presso l'Università Roma Tre; autore del volume "Abbas Kiarostami - Le forme dell'immagine"

This Is Not a Film Jafar Panahi, Mojtaba Mirtahmasb 2011
24 Frames Abbas Kiarostami 2017
Una separazione Asghar Farhadi 2011
Taxi Teheran Jafar Panahi 2015
Copia Conforme Abbas Kiarostami 2010



Minneapolis St Paul Iranian Film Festival (Usa)

Wow that is a difficult task as there are so many great Iranian films out there! Here are some popular picks:
Una separazione Asghar Farhadi 2011
Il cliente Asghar Farhadi 2016
Pig Mani Haghighi 2018
Facing Mirrors Negar Azarbayjani 2011
Dressage Pooya Badkoobeh 2018

Dressage



IMVbox (Gran Bretagna). Piattaforma di distribuzione online di film iraniani in streaming

Facing Mirrors Negar Azarbayjani 2011
Here Without Me Bahram Tavakoli 2011
Mourning Morteza Farshbaf 2011
Tame As a Horse Abdolreza Kahani 2011
Una separazione Asghar Farhadi 2011
Fish & Cat Shahram Mokri 2013
Ice Era Mostafa Kiaiee 2015
Binam Alley Hatef Alimardani 2016
Life + 1 Day Saeed Roustayi 2016
Subdued Hamid Nematollah 2017


Dario Cecchi (Italia) Docente all'Università La Sapienza di Roma, autore del volume "Abbas Kiarostami - Immaginare la vita"

Una separazione Asghar Farhadi 2011
This Is Not a Film Jafar Panahi, Mojtaba Mirtahmasb 2011
24 Frames Abbas Kiarostami 2017
The Grand Lady of Iran Mostafa Razzagh Karimi 2017
Tre volti Jafar Panahi 2018
Orange Days Arash Lahooti 2018



Massimo Causo (Italia). Critico e docente di cinema, curatore di voci sul cinema iraniano dell'Enciclopedia Treccani, coautore del volume "Il vento e la città - Il cinema di Amir Naderi"

Fuori quota
Cut Amir Naderi 2011
Monte Amir Naderi 2016
Qualcuno da amare Abbas Kiarostami 2012
24 Frames Abbas Kiarostami 2017

E quindi
Il cliente Asghar Farhadi 2016
The Hunter Rafi Pitts 2010
Tre volti Jafar Panahi 2018
Una separazione Asghar Farhadi 2011
Taxi Teheran Jafar Panahi 2015
Just 6.5 Saeed Roustayi 2019
Tales Rakhshan Banietemad 2014
Fish & Cat Shahram Mokri 2013

I 4 fuori quota perché nettamente al di sopra degli altri ma soprattutto perché realizzati fuori dall'Iran

Just 6.5


Farsi Cinema Center (Canada). Piattaforma con sede a Toronto per la diffusione e la coproduzione internazionale di film in lingua persiana

Just 6.5 Saeed Roustayi 2019
Dressage Pooya Badkoobeh 2018
Sheeple Houman Seyyedi 2018
Leakage Suzan Iravanian 2018
Una separazione Asghar Farhadi 2011
Gold and Copper Homayoun Assadian 2011
Orange Days Arash Lahooti 2018
Copia Conforme Abbas Kiarostami 2010
Rhino Season Bahman Ghobadi 2012
Camion Kambuzia Partovi 2018
Bomb: Love Story Peyman Moaadi 2018
and we could not give any ranking to these.



Ali Moosavi (Iran). Critico cinematografico ("Film", "Cine-Eye", "Film International") e documentarista televisivo. Ha contribuito al volume "The Directory of World Cinema: Iran"

In no particular order.
Una separazione Asghar Farhadi 2011
A Respectable Family Massoud Bakhshi 2012
My Name Is Negahdar Jamali and I Make Westerns Kamran Heidari 2012
Parviz Majid Barzegar 2012
Paternal House Kianoush Ayyari 2012
Manuscripts Don't Burn Mohammad Rasoulof 2013
Tales Rakhshan Banietemad 2014
Reza Alireza Motamedi 2018
Song of God Aref Mohammadi 2018
Son – Mother Mahnaz Mohammadi 2019



Ali Asgari (Iran). Regista e sceneggiatore.

Una separazione Asghar Farhadi 2011
Border Ali Abbasi 2018
Il cliente Asghar Farhadi 2016
A Dragon Arrives! Mani Haghighi 2016
Copia Conforme Abbas Kiarostami 2010
Tre volti Jafar Panahi 2018
Castel of Dreams Reza Mirkarimi 2019



Taraneh Alidousti ne Il cliente



Farnoosh Samadi (Iran). Regista e sceneggiatrice.

Una separazione Asghar Farhadi 2011
Copia Conforme Abbas Kiarostami 2010
Border Ali Abbasi 2018
Il passato Asghar Farhadi 2013
A Dragon Arrives! Mani Haghighi 2016



Marco Dalla Gassa (Italia). Ricercatore all'Università Ca' Foscari di Venezia; autore del volume "Abbas Kiarostami".

non sono in ordine di preferenza.
Copia Conforme Abbas Kiarostami 2010
Una separazione Asghar Farhadi 2011
This Is Not a Film Jafar Panahi, Mojtaba Mirtahmasb 2011
Melbourne Nima Javidi 2014
Life May Be Mania Akbari, Mark Cousins 2014
Monte Amir Naderi 2016
A Girl Walks Home Alone at Night Ana Lily Amirpour 2016
24 Frames Abbas Kiarostami 2017
A Man of Integrity Mohammad Rasoulof 2017
Joy Sudabeh Mortezai 2018



Natalia Tornesello (Italia). Docente di lingua e letteratura persiana presso l'Università Orientale di Napoli. Autrice del volume "Il cinema persiano".

A Cube of Sugar Reza Mirkarimi 2011
Someone Wants To Talk With You Manouchehr Hadi 2011
Una separazione Asghar Farhadi 2011
All Alone Ehsan Abdipur 2013
Don't Be Tired! Mohsen Gharaie, Afshin Hashemi 2013
The Painting Pool Maziar Miri 2013
Il cliente Asghar Farhadi 2016
Malaria Parviz Shahbazi 2016



Malaria



Fulvio Capezzuoli (Italia). Collaboratore della Cineteca di Milano. Autore del volume "Il sapore della bellezza. Il cinema iraniano e la sua poesia"

Compito difficile quello di scegliere anche solo 5 buoni film iraniani del periodo 2010 2019.
Come senz’altro sai, è una cinematografia che, dopo i capolavori degli anni ’90 e inizio 2000, si è rinchiusa su se stessa, un po’ perché i grandi registi o sono andati a lavorare all’estero, o sono morti, un po’ perché i giovani non hanno saputo rinnovare il loro linguaggio.
Nei festival occidentali dove fino a 10 anni orsono il cinema iraniano faceva man bassa di premi, oggi è difficile trovare una pellicola proveniente da quel paese.
Comunque ti indico qui di seguito 5 titoli che ho faticato a mettere insieme e te li elenco in ordine di anno di produzione, perché non sono mai stato capace di creare ‘classifiche’ di film (è meglio Atalante di Vigo o Citizen Kane di Welles? Ma?)

 Facing Mirrors di Negar Azarbayjani - 2012

Una giovane regista che proviene dalla scuola del Kanoon e che affronta, per il suo primo lungometraggio, il tema dei transessuali e del rifiuto della società iraniana di accettare la loro ‘diversità’. Condotto come un film di Kiarostami, ha passaggi cinematografici molto interessanti, anche se si sente il modo acerbo che questa ragazza ha, nel condurre in porto la vicenda.
L’ho visto a Roma a una rassegna di cinema iraniano ma credo non sia mai stato distribuito in sala

Melbourne di Nima Javadi – 2014

Esordio di un film-maker che si riferisce spesso a Asghar Farhadi (l’attore protagonista ha interpretato tra l’altro un film di Farhadi) un po’ meno commerciale del suo riferimento, e con richiami continui al cinema occidentale, ma il tutto salvato da una sceneggiatura solidissima.
È stato distribuito in Italia.   

Paradise di Sina Ataeian Dena - 2015

Un premio minore al festival di Venezia del 2015 (credo Il premio Ecumenico) per un’opera che parte molto bene, analizzando i rapporti fra il jihab e un’insegnante progressista, costretta ad usarlo secondo le regole. Si perde un poco nel seguito con una storia fra il poliziesco e il sentimentale.
Non è arrivato da noi   

Monte di Amir Naderi – 2016

Girato in Italia da uno dei grandi maestri del cinema iraniano, assente dal suo paese ormai da più di trent’anni, narra una storia estrema, senza tempo e senza luogo di ambientazione, dove il protagonista ha le stesse caratteristiche di Amir, il bambino de Il corridore, o dell’immigrato di Manhattan by numbers,  e cioè la volontà di superare qualsiasi difficoltà pur di continuare a vivere Qui la difficoltà è il monte del titolo e l’ombra che proietta sul villaggio dove vive il protagonista. Gli anni sono trascorsi, ma Naderi è ancora in grado di trasmettere attraverso la forza delle immagini,  il suo messaggio positivo.     
Proiettato in Cineteca e in qualche altra sala d’essai

Tre volti di Jafar Panahi – 2018

Malgrado le difficoltà legate alla sua condanna, Panahi riesce a realizzare nel suo paese film che giungono poi, più o meno clandestinamente, in occidente dove vengono presentati e dove vincono festival internazionali (Berlino, Cannes) Questo è il migliore, perché lui cerca di ricreare, attraverso inquadrature libere, una storia di disperazione e di chiusura famigliare nei confronti di una ragazza. Non raggiunge i livelli delle sue opere ‘d’antan’, ma l’omaggio finale a Kiarostami, suo mentore e amico, è commovente.
Distribuito regolarmente in sala.



Tutti i conteggi si possono vedere a questo link.

Un grazie anche a Ehsan Khoshbakht, che ha fornito alcuni contatti.

Al prossimo speciale!